Archive for the Economia e politica Category

Perchè il PD arranca? Ci sono almeno 80€ di ragioni…

Posted in Economia e politica with tags , on 15 giugno 2015 by Speranza&Rivoluzione™

Origine immagine: http://www.natangelo.it

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Auguri Silvio. Auguri Pier Luigi. A B&B il vero regalo arriverà dalle urne.

Posted in Economia e politica with tags , , , on 29 settembre 2013 by Speranza&Rivoluzione™

”Adesso vorrebbero cambiare la legge elettorale per fare un Superporcellum e far restare fuori noi ma non glielo permettermo”, ha spiegato il leader del M5S confermando di essere contro il Porcellum ma di volerlo cambiare dopo le elezioni.

Foto ANSA.

Torniamo alle urne ma ricadiamo nel “carcere” del commissariamento dell’ Unione Europea, perennemente schiavizzati. Condannati a non decidere perchè incapaci di governarci da soli. Il nostro paese è da sempre ostaggio di se stesso a causa della mancanza di coesione sociale presente tra i diversi strati della societa civile. Un paese diviso tra nord e sud del mondo. In questi anni di cambiamenti politico-economici molti degli uomini che hanno “regnato” negli ultimi 40 anni sull’Italia intera cadranno. Alcuni avranno più di un paracadute altri si sfracellerano sui loro misfatti ma non è questo su cui ora dovremmo soffemmarci, la vera svolta sarebbe cambiare rotta.

Caccia alla “stampella” Conta al Senato senza Pdl

Posted in Economia e politica on 29 settembre 2013 by Speranza&Rivoluzione™

previsioni

Tra le ipotesi c’è quella di una “lunga gestione degli affari correnti”. Tradotto, significa che lunedì o martedì Letta esce sfiduciato dal Parlamento. Napolitano avvia le consultazioni e perde un discreto tempo alla ricerca di nuove soluzioni. Alla fine però, il Quirinale si trova costretto a sciogliere le Camere e a indire nuove elezioni al massimo entro 70 giorni. Il Parlamento può comunque legiferare e addirittura si cita un caso scuola in cui il Presidente potrebbe autorizzare il governo ad emanare un decreto in maniera elettorale. Fantascienza, pura teoria. Eppure c’è chi fa notare che la lunga gestione degli affari correnti ha un precedente molto ravvicinato. Di mezzo ci sono state le elezioni, ma Mario Monti ha sbrigato l’ordinaria amministrazione dal 9 dicembre al 28 aprile: quasi cinque mesi.

via  Caccia alla “stampella” Conta al Senato senza Pdl..

DALLA TURCHIA AL BRASILE IL FILO CHE UNISCE LA PROTESTA (di Moisés Naìm)

Posted in Cronaca, Economia e politica with tags , , on 24 giugno 2013 by Speranza&Rivoluzione™

In principio fu la Tunisia, poi il Cile e la Turchia. E ora il Brasile. Che cos’hanno in comune le proteste di piazza in Paesi così diversi tra loro? Varie cose… e tutte sorprendenti.

1. Piccoli incidenti che diventano grandi. In tutti questi casi, le proteste sono partite da avvenimenti locali che inaspettatamente si sono trasformati in un movimento nazionale. In Tunisia tutto cominciò quando un giovane venditore ambulante di frutta, non sopportando più gli abusi delle autorità, si immolò dandosi fuoco. In Cile furono i costi degli studi universitari. In Turchia un parco, e in Brasile le tariffe degli autobus. Con sorpresa dei manifestanti stessi – e dei governi – queste rivendicazioni specifiche hanno trovato eco tra la popolazione e si sono trasformate in proteste generalizzate su temi come la corruzione, la disuguaglianza, l’alto costo della vita o l’arbitrio di autorità che agiscono senza tener conto delle opinioni dei cittadini.

2. I Governi reagiscono male. Nessuno dei governi dei Paesi dove sono scoppiate queste proteste è stato in grado di anticiparle. Inizialmente non hanno nemmeno compreso quale fosse la loro natura, e non erano preparati per affrontarle con efficacia. La reazione comune è stata quella di inviare i reparti antisommossa per disperdere le manifestazioni. Alcuni governi si sono spinti più in là e hanno scelto di schierare l’esercito. Gli eccessi della polizia o dei militari hanno finito per aggravare ulteriormente la situazione.

3. Le proteste non hanno capi né una catena di comando. Queste mobilitazioni di rado hanno una struttura organizzativa o leader chiaramente definiti. Alla fine qualcuno dei protestanti si mette in luce più degli altri, che li designano (o i giornalisti li identificano) come portavoce. Ma questi movimenti – organizzati spontaneamente attraverso reti sociali e messaggi di testo – non hanno né leader né una catena di comando.

4. Non c’è qualcuno con cui negoziare o qualcuno da incarcerare. La natura informale, spontanea, collettiva e caotica delle proteste disorienta i governi. Con chi negoziare? A chi fare concessioni per placare l’ira delle piazze? Come fare a sapere se quelli che appaiono come i leader sono realmente in grado di rappresentare e impegnare gli altri?

5. È impossibile prevedere le conseguenze delle proteste. Nessun esperto è riuscito a prevedere la primavera araba. Fino a poco tempo prima della loro repentina defenestrazione, Ben Alì, Gheddafi o Mubarak erano considerati da analisti, servizi segreti e mezzi di comunicazione come leader intoccabili, di cui si dava per certa la permanenza al potere. Il giorno seguente, quegli stessi esperti spiegavano perché la caduta di questi dittatori era inevitabile. Come non si sa perché né quando cominciano le proteste, così non si sa come e quando termineranno e quali saranno i loro effetti: in alcuni Paesi non hanno avuto conseguenze di vasta portata, o hanno prodotto solo riforme di minor rilevanza; in altri, le mobilitazioni hanno fatto cadere governi. Non sarà questo il caso del Brasile, del Cile o della Turchia, ma non c’è dubbio che il clima politico in questi Paesi già non è più lo stesso.

6. La prosperità non compra la stabilità. La principale sorpresa di queste proteste di piazza è che sono avvenute in Paesi di successo, dal punto di vista economico. La Tunisia aveva la migliore situazione economica del Nordafrica. Il Cile è un esempio mondiale del fatto che lo sviluppo è possibile. Definire la Turchia un “miracolo economico” negli ultimi anni è diventata una banalità. Il Brasile non solo ha tirato fuori milioni di persone dalla povertà, ma è riuscito perfino nell’impresa di ridurre la disuguaglianza. Tutti questi Paesi oggi hanno una classe media più numerosa che mai. E allora? Perché scendere in piazza a protestare, invece di festeggiare? La risposta sta in un libro pubblicato nel 1968 dal politologo statunitense Samuel Huntington, Ordinamento politico e mutamento sociale.

La sua tesi è che nelle società che sperimentano trasformazioni rapide, la domanda di servizi pubblici cresce a velocità più sostenuta della capacità che hanno i governi di soddisfarla. È questo il divario che spinge la gente a scendere in piazza per protestare contro il governo. E che alimenta anche altre, giustificatissime proteste: il costo proibitivo dell’istruzione superiore in Cile, l’autoritarismo di Erdogan in Turchia o l’impunità dei corrotti in Brasile. Sicuramente in questi Paesi le proteste si spegneranno, ma questo non significa che le loro cause scompariranno: il divario di Huntington è incolmabile. E questo divario, che produce turbolenze politiche, può essere trasformato in una forza positiva che favorisce il progresso.

Tratto da: JACK’S BLOG

120 minuti ” R I N N O V A B I L I “

Posted in Economia e politica with tags , , on 21 giugno 2013 by Speranza&Rivoluzione™

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Per un paio di ore, le emissioni serra del sistema elettrico italiano si sono azzerate: le rinnovabili hanno soddisfatto il 100% della domanda. E’ successo nel primo pomeriggio di domenica 16 giugno. E il prezzo dell’elettricità è precipitato a zero. E’ la prima volta che accade. Naturalmente non si sono fermati i contatori nelle nostre case, non abbiamo smesso di pagare l’elettricità. Si parla del prezzo di Borsa, il Pun (Prezzo Unico Nazionale) che deriva dal sistema di aste in cui si vende all’ingrosso, ora per ora, l’elettricità prodotta dai vari operatori. E domenica 16, giornata di sole e vento con una buona scorta d’acqua per l’idroelettrico, non c’è stata gara: l’energia pulita ha fatto l’en plein soddisfacendo l’intera domanda e facendo crollare il prezzo.

La ragione di questo crollo è spiegata dal meccanismo di mercato adottato in Italia. Le rinnovabili sono sempre offerte a prezzo zero perché non ci sono costi di combustibile da coprire e c’è l’obbligo europeo di ridurre le emissioni serra che minacciano la stabilità del clima. Ma di solito sodisfano solo una quota del mercato e il prezzo di tutte le vendite in una certa fascia oraria è dato dall’offerta accettata al prezzo più alto. In questo caso non c’è stato spazio per i combustibili fossili e, in assenza di acquisti a prezzo più alto, è rimasto il prezzo delle rinnovabili: zero. Naturalmente è stato un momento limitato, ma ha indicato una tendenza perché non si tratta di un fenomeno isolato. Nel maggio scorso le rinnovabili hanno coperto la metà della domanda elettrica. Nel 2012 a Pasquetta, tra le ore 13 e le 14, il 64% dell’energia prodotta in Italia era arrivato dalle rinnovabili mentre in Sicilia la percentuale aveva raggiunto il 94%. E l’offerta media annuale che viene dai 600 mila impianti di rinnovabili sfiora quota 30%. L’effetto delle rinnovabili sul sistema delle aste è dunque costante: riducendo la domanda di fossili elimina le offerte a prezzo più alto. E’ il fenomeno chiamato peak shaving: un abbassamento del valore di picco che tradizionalmente coincideva con le ore più calde della giornata, quelle in cui i consumi elettrici sono più alti. Ma proprio in questo periodo ormai è più alta anche la produzione di fotovoltaico e l’offerta di energia pulita calmiera i prezzi. Con un sistema di rinnovabili basato sul mix tra fonti continue (solare termodinamico, biomasse, geotermia) e discontinue (fotovoltaico, eolico) il prezzo all’ingrosso dell’energia è destinato a scendere. Due euro a megawattora per ogni punto percentuale in più di energia da fonti rinnovabili, calcola Terna. Secondo l’Irex Annual Report 2013, curato dalla società di ricerca Althesys, il fotovoltaico, grazie al peak shaving, già nel 2012 ha permesso di abbassare di 1,4 miliardi di euro il prezzo dei consumi elettrici nella fascia più calda della giornata.

Tratto da : Repubblica

Decreto 96717 del Ministero dell’Economia

Posted in Economia e politica with tags , on 30 maggio 2013 by Speranza&Rivoluzione™

Finora non si è parlato molto sui media nazionali di Clausole di Azione Collettiva (CAC), come se fosse un argomento tabù, ma la notizia si sta diffondendo in rete e riguarda da vicino tutti quanti i risparmiatori privati; è bene sapere di cosa si tratta. Con l’acquisto di titoli di stato ed altri prodotti del mercato obbligazionario come BOT e BTP potremmo correre il rischio di essere soggetti a una decurtazione di capitale esattamente come è successo in Grecia, nel caso l’Ente emittente dichiari di essere in difficoltà. A seguito del trattato istitutivo del Fondo Salva Stati è stato emesso il decreto 96717 del Ministero dell’Economia e delle Finanze che riprende una norma del Trattato di Istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità ESM sottoscritto dai 17 paesi dell’Eurozona.  Ma cosa contiene questo decreto 96717 e per quale motivo i mezzi di informazione l’hanno ignorato? Con questo decreto, viene formalmente ammesso che i titoli di stato non sono più garantiti ed in caso di difficoltà dell’Ente emittente, non sarà più possibile dichiarare default, ma si avvierà la “ristrutturazione del debito” come prevista nel regolamento del prestito attraverso il richiamo alle Clausole di azione Collettiva.

Le misure più rilevanti introdotte dalle Clausole di Azione Collettiva sono:
  • Il taglio dei pagamenti e del rimborso del titolo di credito acquistato.  Dovevate avere indietro 10.000 euro?  Ve ne potrà venire restituita la metà e stessa cosa per le cedole periodiche che potranno essere dimezzate.
  • La modifica del metodo per calcolare gli interessi. Avete comprato un Titolo legato all’ inflazione? Potrà essere corrisposto una parte di quanto pattuito o niente del tutto. Dipende dai casi di “ristrutturazione del debito” del paese in difficoltà.
  • Ridefinizione della data dei pagamenti di cedole o rimborsi. La data potrebbe essere fatta slittare anche di 5 anni. Ad esempio il vostro titolo scadeva nel 2019; in caso di “ristrutturazione del debito” vi verrà rstituito nel 2024, Così pure per le cedole.
  • Variazione della valuta di rimborso e luogo di pagamento. Avevate sottoscritto un titolo in Euro? Potrebbe anche esservi restituito in altra valuta, senza avere certezza del valore di cambio.
  • La modifica della seniority. L’Ente debitore potrà stabilire a prioprio giudizio l’ordine di preferenza del rimborso dei titoli rispetto ad altri creditori.

Tratto da: BORSAMERCATI

Ecco i nomi di tutti i parlamentari a 5 Stelle…

Posted in Economia e politica on 12 maggio 2013 by Speranza&Rivoluzione™

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   SENATO                               CAMERA

Sapere > Fidarsi

Sapere = Riconoscere i ladri.

Fidarsi = Cambiare padrone

 

Gente generosa e gente egoista. Chi vuole solo una parte dei soldi e chi vuole decidere dopo averli spesi. Chi sono le mele marce?

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