La speranza e la rivoluzione


La speranza l’ hanno inventata i padroni e le religioni, per sedare le coscienze e renderle passive ed innocue. Questo ha sostenuto Monicelli in una sua intervista, dichiarandosi ostile alla speranza ed augurandosi la rivoluzione. La verità è che senza speranza non c’è rivoluzione. Scriveva Stalin, nell’ elogio funebre all’ indomani della morte di Lenin:”La grandezza di Lenin sta innanzi tutto nel fatto che egli, creando la Repubblica dei Soviet, ha mostrato con ciò praticamente alle masse oppresse del mondo intiero che la SPERANZA della liberazione non è perduta, che il dominio dei capitalisti e dei proprietari fondiari non durerà più a lungo, che il regno del lavoro può essere creato con le forze degli stessi lavoratori, che il regno del lavoro si deve creare sulla terra e non in cielo. In questo modo egli ha acceso nel cuore degli operai e dei contadini di tutto il mondo la SPERANZA nella liberazione. Così si spiega perché il nome di Lenin è divenuto il nome più amato dalle masse lavoratrici e sfruttate”. Tra gli aforismi di Mao, ne figura uno pieno di speranza: “Il sole sorge quando la notte è più buia”. Dello stretto legame tra rivoluzione e speranza è testimone anche il titolo della raccolta dei diari tenuti da Raúl Castro e dal Che fra il dicembre 1956 e il febbraio 1957, il periodo iniziale, più drammatico e rischioso della guerriglia, dallo sbarco sulla spiaggia di Las Colorades alla conquista della caserma di La Plata, prima vittoria dei rivoluzionari: “La conquista della speranza”. Chi nega la speranza, non è rivoluzionario. La speranza è ciò che spinge gli uomini e le donne a combattere per un presente migliore. Aristotele ha scritto: “La speranza è il sogno di chi è sveglio” e lo scrittore D.H. Lawrence, nel XIX secolo, ha aggiunto: “Gli uomini pericolosi sono quelli che sognano di giorno”. Eliminate la speranza ed eliminerete il cambiamento. Eliminate la speranza ed eliminerete ogni rivoluzione possibile. Speranza non è sinonimo di “fatalismo”, ma il suo esatto contrario. Chi non ha più nulla da sperare ha smesso di essere un rivoluzionario. Ha smesso di combattere. E certo può anche lasciarsi morire. Perfino suicidarsi. Ed il padrone (incarnatelo in chi volete) riderà una volta di più.

di Massimo Formica

Tratto da : LA QUINTA STAGIONE

“Mentre infuria la rivoluzione, i governi dovrebbero attenersi alle basi: migliori scuole per una forza lavoro altamente preparata, regole chiare e un campo di gioco uguale per le imprese di tutti i tipi. Il resto lasciatelo ai rivoluzionari”.

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