Il culo e il cielo (FUGGI DA FOGGIA).


Girando in rete ho trovato questo post su un blog e visto che:

 1 – l’ho trovato davvero bello;

2 – è scritto da un foggiano;

3 – parla di foggia

ho pensato di postarlo.

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Il culo e il cielo

Frugando in una borsa da professore che non uso più da qualche anno ho ritrovato qualche vecchia carta. Soprattutto, un numero abbondante di copie del primo numero di Tophet. Visioni dal fondo, foglio di umori e malumori, critica e poesia, eccetera che scrivevo insieme a gente che mi assomigliava fin troppo. E’ datato 19 agosto 2003. Nella presentazione scrivevo: “Voi che leggete e noi che scriviamo siamo dei privilegiati. Viviamo in un posto che ha qualcosa di straordinario.Viviamo in uno dei paesi ricchi , e tuttavia la nostra è una città povera. Non solo povera. E’ una città incolta, selvatica, anche piuttosto mafiosa. E’ una città del terzo mondo che tuttavia appartiene all’Occidente ricco e civile. Capite l’importanza della cosa. Noi siamo a terra. Noi siamo con le spalle a terra, gente. E quando si è stesi a terra si gode di una visione non comune. Puoi osservare il culo della gente, o guardare il cielo. Vedere il mondo dal di sotto, o contemplare ciò che è al di sopra di ogni miseria. Puoi essere al tempo stesso cinico e poetico.” Il primo articolo di Tophet si intitolava “Rigurgito” e parlava d’un caso avvenuto nel mio quartiere (Che praticamente è lo stesso dove sono cresciuto io). Un uomo che si diede fuoco. Per disperazione. Perché disoccupato. L’ultimo articolo si intitolava “Pulizia” e parlava del sindaco fascista che non amava il campo nomadi. A distanza di tre anni, il campo nomadi non c’è più. Lo ha distrutto un incendio. Al suo posto c’è un campo profughi. Cioè, giuridicamente non è un campo profughi, ma strutturalmente lo è: containers di lamiera. Ci vivono non i profughi, ma gli sfrattati. Credo che Foggia sia l’unica città d’Italia che ha un quartiere di containers, e forse l’unica città d’Europa – o d’Occidente. Ma può essere che mi sbagli. A distanza di tre anni, non abbiamo più il sindaco fascista. Adesso c’è un sindaco di sinistra: che, oltre a sistemare benevolmente gli sfrattati nei containers, ha speso cinquecentomila euro per un monumento all’aviere, consistente in un bombardiere. Poi, di fronte alle proteste dei pacifisti locali, ha fatto circondare il mostro da tenere colombelle e dai colori della bandiera della pace. Il monumento si può leggere come segue: i bombardieri sono strumenti di pace, ché la vera pace si fa con le armi. Ma si può anche leggere così: questi orrendi strumenti di guerra vanno smitizzati, ché arrecano solo sofferenza; viva la colomba, abbasso il bombardiere. Nessuno sa quale sia il significato autentico. L’idea di autenticità appartiene ad epoche passate, sostanzialmente rozze. Oggi siamo nell’era della libera interpetazione, della lussuria ermeneutica. Abbasso la tirannia del senso! E viva il nostro sindaco postmoderno. E postpacifista. Ma il tema di questo post è il culo e il cielo. Non ho parlato, in questi mesi, della Ballata delle prugne secche di Valeria; perché, ho detto, non mi è facile parlare con la necessaria obiettività di un libro scritto da una delle persone a me più care, e che è dedicato (anche) a me. So che Valeria qualche giorno fa è intervenuta ad una trasmissione che si chiama Le Invasioni Barbariche, su non so quale rete. Lo so perché ho avvertito il malumore di molti. Pare che Valeria abbia detto durante quella trasmissione di aver imparato a Milano ad usare le posate. Era un modo per dire il suo debito verso Milano, ma è stato interpretato come un insulto a Foggia – città di gente che mangia con le mani. Noi foggiani siamo terribilmente permalosi. Non abbiamo mai perdonato a Moravia il suo giudizio sulla nostra città – la più brutta d’Italia, a suo parere. Amiamo invece molto Montale ed Ungaretti. Il primo ha scritto un racconto che si intitola “Clizia a Foggia”. Di Foggia non c’è nulla, probabilmente Montale a Foggia non è mai stato; e tuttavia c’è il nome, e questo basta. Ungaretti venne a Foggia e tenne una corrispondenza per un giornale. Guardando le fosse per il grano, disse che quelle fosse meritavano di essere monumento nazionale. Ora le fosse non ci sono più. Nessuno le rimpiange. Erano dei semplici buchi nella terra, nei quali si conservava il grano. Monumento nazionale un cazzo. Ho tra le mani un libro che si intitola Omaggio a Foggia. L’autore è quanto di più lontano si possa immaginare da Valeria. Si chiamava Pasquale Soccio, era un preside studioso di Vico, già allievo e poi, pare, assistente di Giovanni Gentile. E’ stato l’intellettuale più venerato e rispettato a Foggia negli ultimi cinquant’anni. Una vera istituzione. Omaggio a Foggia contiene frasi come questa: “Allora [a maggio: a Foggia] il profumo delle erbe sovrasta e vince la nube stagnante delle venefiche esalazioni di macchine e di fabbriche. Un diffuso e forte odore, di grano, di fieno, di tiglio, di fave in fiore e perfino di malva e di camomilla, si dirama e spande per le vie cittadine. I cortili sono vasti pozzi in cui si versa e serba questo impasto di aromi. Col vento si distinguono le venature dei vari profumi. Una polvere sospesa di polline saporisce l’aria che, dentro, si palpa come seta”. Io sono nato all’inizio degli anni Settanta in un basso di Foggia. Una manciata di metri quadri, credo meno di trentacinque. Negli anni Settanta – e credo anche per una parte degli Ottanta – a Foggia non esistevano i cassonetti dell’immondizia. Esistevano i pali. La gente buttava le buste dell’immondizia intorno a un palo. Uno di questi pali si trovava a pochi metri da casa mia. L’immondizia era lì. Dietro la porta di casa. Soccio ha scritto il suo omaggio a Foggia nel 1970. Un anno prima della mia nascita. Viveva in via della Repubblica, in un bell’appartamento all’interno di un palazzo per costruire il quale sono state distrutte le fosse del grano – il monumento nazionale di ’sto cazzo. Forse dalle sue parti si avvertiva l’odore del tiglio, della malva e della camomilla, negli anni Settanta. Non metto in dubbio la sua sincerità. Ma dalle mie parti si sentiva il tanfo dell’immondizia. Null’altro. Soccio aveva animo di poeta; e, come succede a volte ai poeti, faceva retorica. Per questo lo adoravano. La gente ama la retorica, perché la aiuta a non sentire la puzza dell’immondizia. Valeria invece non ha l’animo della poetessa. Per fortuna, direi. Le sue doti sono il cinismo ed il sarcasmo. In realtà, il suo resoconto cinico e sarcastico di Foggia ha i suoi limiti. Valeria non è nata in un quartiere popolare di Foggia, non è crescita in un basso, non ha mai avuto l’immondizia dietro la porta di casa. Nonostante le sue buone intenzioni e le sue innegabili capacità, mi pare per questo che non ci sia abbastanza cinismo, abbastanza sarcasmo nel suo libro; abbastanza verità. E tuttavia c’è molta, molta più verità di quanta non ve ne sia nel poeticissimo Omaggio a Foggia di Soccio. C’è ancora una cosa da dire, però. Una mattina andai a trovare Soccio. Lo trovai vestito, pronto per uscire. Era raro che uscisse: aveva novant’anni. Mi disse che aveva un appuntamento importante. Scendemmo, attraversammo via della Repubblica, poi quelli che a Foggia chiamiamo “i tre archi”, e ci trovammo nel centro storico. Lì si fermò, intento a qualcosa. Poi mi chiese: “Le senti?” Non sentivo nulla. “Le rondini”, mi disse. Era andato fin lì per ascoltare le rondini – lì dove i tetti sono più bassi. Quello era il suo appuntamento. E quello era il suo cielo – ho dimenticato di dire che era cieco. Quella mattina ho imparato qualcosa.

Ho imparato che questa stramaledetta città di inciviltà ed immondizia è anche una città dove è possibile incontrare le rondini. Ho imparato che davvero non c’è solo il culo. C’è anche il cielo. E che non è possibile né giusto parlare di questa città tralasciando l’una o l’altra cosa. Fingendo di non vedere il culo o dimenticando il cielo.


Tratto da: MINIMOKARMA
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11 Risposte to “Il culo e il cielo (FUGGI DA FOGGIA).”

  1. Roberta Says:

    Semplicemente… stupendo!

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  2. Ciao sn passata dal tuo blog,
    x lasciarti un piccolo salutino…
    Complimenti x il tuo blog…Molto
    ma molto carino…
    Cmq ora ti lascio…
    Kiss Gianna

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  3. ciao molto carino ed interessante il tuo blog
    se vuoi passa dal mio ciauzzzzzzz

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  4. Un gran bel post complimenti!!

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  5. Unknown Says:

    fikissssssssimo \’sto intervento…beh ank a me è venuta la voglia d visitare foggia a dire il vero… :P.complimenti comunque x il blog in generale, davvero carino!! Ciao passa da me qnd vuoi e lascia 1 traccia…byeZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ BAc

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  6. carotina Says:

    Davvero bello …
    Un saluto…
     
    P.s. ascoltate le canzoni???

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  7. Fortunato Says:

    ciao fra\’ si lo so che esiste il bene e il male,il problema è che a volte si fa del male gratuitamente senza volerlo o perchè si è sviati da altri che forse hanno secondi fini e mettono in cattiva luce chi invece splende di luce propria.

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  8. Penso che ogni citta\’ abbia il suo culo e il suo cielo, OGNI. L\’importante, come dice l\’autore, e\’ saperli vedere tutti e due.
    Stupendo post, davvero…

    Giulia
    (http://col-ide.motime.com)

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  9. C u c i t o r e Says:

    Bell\’intervento…non è pertinente,ma nella cartina si vede anche Torre del Greco,la mia città 🙂
    Saluti
     

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  10. FERNANDO Says:

    E\’ un intervento che dimostra che la vera foggianità ha origine dalle zone umili della Città (vedi il quartiere "Croci" per esempio Piazzetta dell\’olmo)

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  11. «È mezzogiorno, e il sole maledetto / m’infiamma addirittura il cervelletto… /Ho il respiro affannoso, e nel polmone / par che bruciasse un pezzo di carbone… / Deh, sorreggimi, amico mio, per pietà / Non far ch’io crepi nella tua città… /È bella Foggia, sissignore è bella: / ci ha la sua villa ricca di mortella, /un boschetto poetico, ridente,/ col lago, con la grotta e col…pe zzente; /un teatro elegante, larghe vie, /magazzini di mode, birrarie; /ci ha settecento e più fosse pel grano, chi ha il vecchio Lanza col bastone in mano; /belle ragazze, svelti giovanotti, /e vanta pur parecchi patrioti: /E’ bella Foggia, sissignor, lo so, / ma a Foggia come viver si può /s’è si forte il calor, durante il giorno, /che ti sembra di star proprio in un forno ?!… / Corpo di Giuda ! me ne vo’ s cappare, /alla Napoli mia voglio vol a re … / Tu, intanto, prega il sindaco Carella / Non trascurar la sua città si bella. / Non gli chiedete, no, lo sventramento, / ma solo un pochettin d’innaffiamento, / se no, sul vecchio adagio ognun si poggia, / e dice al forestier. Fuggi fa Foggia !…

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