23 Maggio 1992… Per non dimenticare… Giovanni Falcone.


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Scrivere di Falcone e Borsellino, difficile senza ripetersi. Nonostante le numerose pubblicazioni che hanno scandito i 23 anni che ci separano dalla loro morte, restano ancora molti interrogativi sui retroscena delle inchieste portate avanti dai due giudici e sulle tragiche ore che seguirono la loro scomparsa. Ricordo Giovanni Falcone nel giorno che commemora la sua morte riportando la sua biografia; La sua vita e il suo coraggio restano come segno indelebile della forza che un singolo uomo puo’ manifestare riuscendo a sfidare poteri e sistemi forti quanto ignobili. Il suo spirito di sacrificio al pari di quello dell’amico Paolo Borsellino degli uomini che facevano parte delle loro scorte ci ha salvati perche’ ci ha dato la speranza e la forza di combattere… Grazie Giovanni, Con gratitudine e con ammirazione.


Giovanni Falcone


Giovanni Falcone nasce a Palermo il 18 maggio 1939, da Arturo, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e da Luisa Bentivegna. Dopo aver frequentato il Liceo classico “Umberto” compie una breve esperienza presso l’Accademia navale di Livorno. Decide di tornare nella città Natale per iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza e consegue la laurea nel 1961. Dopo il concorso in magistratura, nel 1964 diviene pretore a Lentini per trasferirsi subito come sostituto procuratore a Trapani, dove rimane per circa dodici anni. E’ in questa sede che va progressivamente maturando l’inclinazione e l’attitudine verso il settore penale: come egli stesso ebbe a dire, era la valutazione oggettiva dei fatti che mi affascinava”, nel contrasto con certi meccanismi “farraginosi e bizantini” particolarmente accentuati in campo civilistico. All’indomani del tragico attentato al giudice Cesare Terranova, avvenuto il 25 settembre 1979, Falcone comincia a lavorare a Palermo presso l’Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affida nel maggio 1980 le indagini contro Rosario Spatola, un processo che investiva anche la criminalità statunitense, e che vide il procuratore Gaetano Costa – ucciso nel giugno successivo – ostacolato da alcuni sostituti, al momento della firma di una lunga serie di ordini di cattura. Proprio in questa prima esperienza Giovanni Falcone avverte come nel perseguire i reati e le attività di ordine mafioso occorra avviare indagini patrimoniali e bancarie (anche oltre oceano), e come soprattutto occorra la ricostruzione di un quadro complessivo, una visione organica delle connessioni, la cui assenza in passato aveva provocato una “raffica di assoluzioni”. Il 29 luglio 1983 il consigliere Chinnici, a capo del team di magistrati di cui fanno parte Falcone, Barrile e Paolo Borsellino, viene ucciso con la sua scorta in via Pipitone; lo sostituisce Antonino Caponnetto, il quale riprende l’intento di assicurare agli inquirenti le condizioni più favorevoli nelle indagini sui delitti di mafia. Si costituisce quello che verrà chiamato “pool antimafia”, “La protervia del consigliere istruttore Meli l’intervento nefasto della Corte di cassazione cominciato allora e continuato fino a oggi, non impedirono a Falcone di continuare a lavorare con impegno”. Nonostante simili avvenimenti sempre nel corso del 1988, Falcone aveva realizzato una importante operazione in collaborazione con Rudolph Giuliani, procuratore distrettuale di New York, denominata “Iron Tower”, grazie alla quale furono colpite le famiglie dei Gambino e degli Inzerillo, coinvolte nel traffico di eroina. Il 20 giugno 1989 si verifica il fallito e oscuro attentato dell’Addaura presso Mondello a proposito del quale Falcone affermò “Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi”. Il periodo subito successivo segue con lo sconcertante episodio del cosiddetto “corvo”: alcune lettere anonime che accusano astiosamente Falcone e altri. Una settimana dopo l’attentato il CSM decide la nomina di Giovanni Falcone a procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo. Nel gennaio 1990 coordina un’inchiesta che porta all’arresto di quattordici trafficanti colombiani e siciliani, inchiesta che aveva preso l’avvio dalle confessioni del “pentito” Joe Cuffaro’ il quale aveva rivelato che il mercantile Big John, battente bandiera cilena, aveva scaricato nel gennaio 1988, 596 chili di cocaina al largo delle coste di Castellammare del Golfo. Nel corso dell’anno si sviluppa lo “scontro” con Leoluca Orlando, originato dall’incriminazione per calunnia nei confronti del “pentito” pellegriti, il quale rivolgeva accuse al parlamentare europeo Salvo Lima. La polemica prosegue con il ben noto argomento delle “carte nei cassetti” che Falcone ritenne frutto di puro e semplice “cinismo politico”. Nel 1990 alle elezioni dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura, Falcone è candidato per le liste “Movimento per la giustizia” e “Proposta 88” (nella circostanza collegate): l’esito sarà però negativo. Intanto si fanno più aspri i dissensi con l’allora procuratore Giammanco, sia sul piano valutativo, sia su quello etico, nella conduzione delle inchieste. Falcone accoglie l’invito del vice-presidente del Consiglio dei ministri, Claudio Martelli, che aveva assunto l’interim del Ministero di grazia e giustizia, a dirigere gli Affari penali del ministero, assumendosi l’onere di coordinare una vasta materia, dalle proposte di riforme legislative alla collaborazione internazionale. Si apre così dal marzo 1991 un periodo caratterizzato da una attività intensa, volta a rendere più efficace l’azione della magistratura nella lotta contro il crimine. Falcone si impegna a portare a termine quanto ritiene condizione indispensabile del rinnovamento: la razionalizzazione dei rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria, e il coordinamento tra le varie procure. Si poneva l’esigenza di un coordinamento di livello nazionale. Istituita nel novembre del 1991 la Direzione nazionale antimafia, sulle funzioni di questa il giudice si soffermò anche nel corso della sua audizione al Palazzo dei Marescialli del 22 marzo 1992. “Io Credo – egli chiarì in tale circostanza, secondo un resoconto della seduta pubblicato dal settimanale “L’Espresso” (7 giugno 1992) – che il procuratore nazionale antimafia abbia il compito principale di rendere effettivo il coordinamento delle indagini, di garantire la funzionalità della polizia giudiziaria e di assicurare la completezza e la tempestività delle investigazioni. Ritengo che questo dovrebbe essere un organismo di supporto e di sostegno per l’attività investigativa che va svolta esclusivamente dalle procure distrettuali antimafia”. La candidatura di Falcone a questi compiti fu ostacolata in seno al CSM, il cui plenum non aveva ancora assunto una decisione definitiva, prima della tragica morte di Falcone.

E’ il 23 maggio 1992 quando alle 17 e 56, all’altezza del paese siciliano di Capaci, cinquecento chili di tritolo fanno saltare in aria l’auto su cui viaggia il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. All’esecrazione dell’assassinio, il 4 giugno si unì il Senato degli Stati Uniti, con una risoluzione intesa a rafforzare l’impegno del gruppo di lavoro italo-americano, di cui Falcone era componente. Nemmeno due mesi più tardi, il 19 luglio, toccava a un altro magistrato cadere sotto i colpi della mafia. Paolo Borsellino veniva ucciso da un’autobomba a Palermo in via D’Amelio. Si tratta di uno dei periodi più bui della storia della Repubblica Italiana. Falcone fu personaggio discusso, per alcuni molto odiato in vita e molto amato dopo la morte, un personaggio diffidente e schivo, ma tenace ed efficiente. Per quanto fosse un uomo normale, ha lottato in prima persona con tutte le sue forze per tutelare la propria autonomia di giudice in trincea contro la mafia, e oggi è considerato a tutti gli effetti un simbolo positivo, una storia da non dimenticare.

Fonte: WIKIPEDIA

Per comprendere a pieno la grande figura di Giovanni Falcone e la sua moralità basterà ripetere le sue stesse parole:

“Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana”.

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15 Risposte to “23 Maggio 1992… Per non dimenticare… Giovanni Falcone.”

  1. Unknown Says:

    Bello questo ricordo di Falcone. Certo abbiamo attraversato momenti bui, se ripensiamo a quello che è stato il periodo del terrorismo delle BR e la violenta stagione mafiosa, dobbiamo a uomini come quelli che citi nel tuo post se possiamo considerarci ancora il popolo di un Paese legalitario e democratico. Per questo a volte mi deprime vedere a che livello, il minimo che più minimo non si può, è arrivata la classe politica.
     

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  2. valeria Says:

    Favola africana:un giorno in un villaggio africano scoppiò forte, improvviso e violento un incendio;tutti gli uomini scappavano, abbandonando il villaggio;solo un piccolo colibrì andava verso il villaggio con una goccia d acqua in bocca. Gli uomini lo chiamavano chiedendogli dove andasse e cosa volesse fare;lui rispose lo so è solo una goccia ma io faccio la mia parte.
    Forse se avessimo il coraggio di questo colibrì le cose potrebbero cambiare… fino a quando ci saranno persone che come te nn dimenticano avremo la speranza di un futuro migliore ciao bì

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  3. Filippo Says:

    E\’ per uomini così che vale la pena vivere e sperare in un mondo migliore!

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  4. Ho composto qualcosa per Giovanni …
     
    Non ho la pretesa di credere che sia una poesia … è soltanto il mio modo di ricordarlo … il modo che ho trovato per esprimergli il mio ringraziamento e per non cedere con rabbia alla rabbia 🙂
     
    E\’ sempre bello passar da te …
    vedere che …
    siamo in sintonia 🙂
     
    Buona giornata!

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  5. Suzanne Says:

    Ciao!!!passo a farti un salutino velocissimo perchè tra 10 minuti vado in classe dai bambini che oggi avevano il tempo pienola mia testa sta scoppiando!!!tra gli esami e il tirocinio non ne posso più:)
    Grazie per il testo della canzone!DAvvero bellissima!!
    Ritornerò con un pò più tempo!!!
    Intanto un bacione e bravo che sai sempre TROPPE cose:)

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  6. Giacomo Alessandro Says:

    Ciao Marin Franco

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  7. Unknown Says:

    Suggerisco per gli interessati e per coloro che ancora non l\’abbiano visto il film "I cento passi", sulla storia di Peppino Impastato altra vittima innocente della mafia che ha avuto il coraggio di dissociarsi dalla sua stessa famiglia coinvolta in affari mafiosi.

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  8. spero non ti scocci
    ho copiato questo bellissimo estratto sul mio blog…..
    il nostro esempio di lotta anti mafia, nn potevo non citarlo a 14 anni dell\’anniversaio della sua morte.
    Te, devi esser proprio un tipo in gamba….complimenti

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  9. Unknown Says:

    No non la conoscevo la canzone 😉 grazie Martina

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  10. Natalia Says:

    Quel giorno io avevo 8 anni. Ed ero convinta che era scoppiata la guerra, a Palermo. Per una bambina le bombe sono tutte uguali, sia in guerra che per attentati.
    Solo dopo qualche anno capii cosa successe veramente quel giorno e cosa è la mafia. Spietata, mossa da interesse, che procura troppe vittime. Come la guerra.
    Buon estate a tutti, Natalia

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  11. Unknown Says:

    E\’ nato "Messangeriani di Sinistra" lo spaces che riunisce tutti gli utenti di MSN che condividono le ideologie di Sinistra!!
     
    Cosa aspetti?? Aderisci anche Tu!
    "Messengeriani di Sinistra" un nuovo modo di vivere il Web!

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  12. MARIELA Says:

    "A mani nude i magistrati sono stati uccisi, a mani nude poliziotti e carabinieri hanno cercato nei crateri del tritolo i corpi dei loro colleghi, a mani nude preti coraggiosi sono stati abbandonati nelle loro periferie e poi uccisi o trasferiti, a mani nude i giovani coltivano la terra confiscata alla mafia per vedere i loro raccolti distrutti, a mani nude altri giovani vanno via. A mani nude sono morti giornalisti, imprenditori, liberi pensatori.A mani nude noi donne e uomini siciliani scendiamo in piazza, parliamo con la gente, aiutiamo le donne e i bambini delle periferie, i senza casa, i migranti. A mani nude combattiamo come meglio possiamo la mafia, da sempre."
     
    UN ABRAZO.

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  13. il tuo blog è spettacolare!!
    voglio spulciarmelo tutto ora non ho tempo… non ho nemmeno capito se 6 siciliano (a dire il vero non so se se maschio o femmina)
    cmq ti ho inserito tra i blog rossi nel mio blog
    a presto
    Dario

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  14. Maria Says:

    Ciao Frà …
    Volevo augurarti un buon 2 Giugno …
     
    Qui a Palermo si ha una percezione differente di questa festività …
    In pochi si ricordano che è la FESTA DELLA REPUBBLICA …
    nessuno va a porre il proprio fiore ed il proprio ringraziamento al mlite ignoto …
    è soltanto una scusa bella e pronta per accendere il fuoco …
    e dedicarsi alla griglia …
    carne a tonnellate …
    stigghiola …
    vino rosso o birra a fiumi …
     
    Ti dirò …
    anche io un tempo festeggiavo così …
    ma da quando ho assistito alla vera festa, che si tiene a ROMA,
    ho cambiato punto di vista …
     
     

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  15. Non c\’è che dire, era proprio un grand\’uomo.
    Mi ha fatto piacere scoprirti grazie a Cleophe…
    Un caro saluto da parte mia.
    Tornerò a rileggerti ogni tanto….
    Buona giornata Frà!

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